E' mai possibile vivere in una società che ti fa sentire vecchio a 23 anni? Come se ormai le scelte più importanti le avessi gia' fatte ed il tuo futuro sia ormai deciso. Come se ci volessero nati gia' imparati. A 18 anni devi sapere cosa vuoi fare nella vita, chi vuoi essere ed iniziare subito, ed e' tutta una corsa verso questo fantomatico traguardo che, secondo loro, dovrebbe essere lavoro, famiglia, figli, ma che poi diventa stage, gavetta, lavoro gratuito, vivere a casa di mamma'.
E' noi dove siamo? noi che nella maggior parte dei casi siamo obbligati a scegliere gli studi in base alla facoltà che offre più lavoro, ma poi ci metti 8 anni a finire la triennale p'xke' t' fa schifo; oppure capisci che non era quello che volevi e dopo una breve analisi ti accorgi che la tua scelta era solo spinta da ciò che questa società vuole che tu sia.
E dove siamo noi, le nostre passioni e, soprattutto, le nostre qualità e talenti, come facciamo noi a dare a questo paese qualcosa se ci viene reso impossibile esprimerci, se ci vengono tarpate le ali ancor prima di elaborare un progetto?
Dove sta l'evoluzione in una società che lavora da decenni per inculcarci una mente tarata e renderci inabili all'espressione?
E poi mi domando perché mi sento straniero nel luogo dove sono nato e questa necessità irrefrenabile di cercare il mio luogo d'appartenenza.
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